venerdì 6 maggio 2011

Dalla vostra inviata: Serenata monumental

È sempre al dodicesimo rintocco di mezzanotte che si avverano (o smettono di funzionare, nel caso di Cenerentola) gli incantesimi. Perciò non poteva essere che con il dodicesimo rintocco suonato dalla Cabra (la torre dell'Università che ancora regola il passare del tempo accademico) nella notte tra giovedì e venerdì che inizia la Queima das Fitas. Non che quel rintocco si sia sentito, nel largo della Sé Velha, davanti alle porte della vecchia cattedrale-fortezza, dove si sarebbe tenuta la Serenata monumental che dava il via alla settimana di festa studentesca. La piazzola era gremita di folla e di voci.

Il Correttore di bozze e io eravamo usciti di casa per tempo, poco dopo le 22.00. La città fremeva, ballava, beveva. Gli studenti nei loro completi neri erano ovunque, li incontravamo prima in gruppetti sparuti che ancora si aggiravano nei dintorni di casa, poi in file sempre più lunghe verso il centro, folle assiepate nei bar, gruppi immensi seduti nelle piazze, in attesa delle feste della notte. Completo nero, cartella nera decorata di nastri colorati, e soprattutto cappa: quella cappa nera e lunga che per lo studente di Coimbra è simbolo, ma è anche protezione dalla pioggia, cuscino su cui dormire, tovaglia per un picnic improvvisato in mezzo alla strada, tenda dietro cui proteggersi da sguardi indiscreti, visiera per bloccare la luce del sole (in particolare quando si è bevuto troppo), bandiera da agitare in aria per farsi ritrovare in mezzo alla folla (ed essendo tutti in cappa nera, non ho mai capito come facciano a incontrare proprio quegli amici che cercano)...

Quando siamo arrivati al luogo indicato, con un'ora e mezza d'anticipo, la situazione era affollata ma tutto sommato ancora tranquilla. Man mano però la gente continuava ad arrivare, tutti volevano essere lì, nel cuore della festa, e ben presto il largo e le stradine che vi affluiscono erano zeppe, tanto da non reggersi in piedi se non appoggiandosi al vicino, tanto da non potersi muovere.

E l'alcol scorreva a fiumi, a bottiglie passate di mano in mano, mentre si sentivano sprazzi delle conversazioni più diverse in un brusio che pian piano diventava boato assordante:
-- ... perché sto finendo, devo laurearmi quest'anno...
-- Tu che sei alto, agita una mano, così la mia amica ti vede e ci raggiunge...
-- No, non si trova da altre parti, una festa così c'è solo qui.
-- ... e mi hanno detto che in Germania c'è lavoro...
-- A che ora inizia? Ma quanto manca?
-- ... e pagano bene?
A mezzanotte improvvisamente il gruppo dei musici appare in cima alla scalinata e nella piazza si fa silenzio. Attorno a noi gli studenti, nonostante il caldo, indossano la cappa, come soldati che si mettono sull'attenti per l'inno nazionale. E per tutto il tempo della musica l'atmosfera resta raccolta, gli occasionali disturbatori vengono messi a tacere con occhiatacce e ordini sibilati, e altrettanto avviene a chi si azzarda ad applaudire tra una canzone e l'altra, invece di limitarsi ad esprimere il suo apprezzamento agitando in aria la cartella decorata di nastri. Le terrazze e le finestre dei palazzi attorno sono affollate, in alcuni punti persino i tetti.

E i fadisti cantano:

Purtroppo le foto e i video che ho tentato di realizzare ieri sera non sono granché, per cui vi mostrerò la canzone finale in un video altrui. L'ultima canzone, dopo un'ora e un quarto di musica, è la Balada de despedida do 6° ano medico, il canto d'addio degli studenti di medicina all'ultimo anno di corso:

E alla fine di questo canto uno studente prende il microfono e grida l'apertura ufficiale della Queima das Fitas 2011. Gli studenti rispondono, agitando le cappe e le cartelle decorate di nastri:

e la serenata si conclude al grido di:
Coimbra è nostra,
Coimbra è nostra come dev'essere,
Coimbra è nostra fino alla morte.
Per noi la serata si conclude qui. Per gli studenti, invece, questo è solo l'inizio: di una notte di feste e soprattutto di una settimana che è come il carnevale di un tempo, una sospensione di tutte le regole e di tutte le espressioni di senso comune. 

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