domenica 28 novembre 2010

Fino alla luna e ritorno: una mattina di sole

Nell'ultimo capitolo ero finalmente riuscita ad andare a dormire la notte prima del matrimonio. Ma pensate che la giornata fosse finita? No. Come forse ricorderete, faceva caldo, perciò dormivo con la finestra aperta.O meglio, cercavo inutilmente di dormire. Quale sposa riesce ad addormentarsi serenamente la sera prima delle nozze?
Quando finalmente sto per addormentarmi, sento delle voci e dei canti provenire dalla strada. Il mio primo pensiero è stato: hanno organizzato una serenata per la sposa, per l'altra sposa, quella che conosco da quando eravamo bambine, che abitava poche case più in là e che casualmente si sarebbe sposata lo stesso giorno. E a pensare così ho provato un attimo di invidia, perché sapevo che il Correttore di bozze non avrebbe organizzato una serenata per me. Neppure adesso che erano arrivati i parenti dall'Abruzzo, quei parenti che tanti anni fa mi avevano promesso: "Quando ti sposi, la serenata te la organizziamo noi". (Sì, perché in Abruzzo c'è questa tradizione, ma da noi invece no.)
Poi però ho riconosciuto le voci, almeno due, voci di persone invitate al nostro matrimonio, non a quello dell'altra sposa. E non ho potuto fare a meno di pensare che forse... forse... cosa starà succedendo? Forse il Correttore di bozze si è ricordato di quanto gli avevo raccontato a proposito della serenata e ha deciso di farmi una sorpresa? (Sarebbe la prima volta che riesce a farmi una sorpresa senza rovinarla in anticipo...).
Mi vesto di corsa e corro giù... ma gli amici sono già andati via, e quello che hanno lasciato dietro di sé è questo:
Photo by ziaRoberta
(So che sembra strano ma in realtà è un gioco di parole e mi ha commosso. Se conoscete il nome del Correttore di bozze l'avete già capito, se no non posso spiegarvelo qui in pubblico.)
Mia mamma si era svegliata preoccupata e ha visto la scena con me. Abbiamo riso insieme, poi finalmente sono tornata a dormire e mi sono addormentata.
E fu sera, e fu mattina. Il giorno delle nozze.

Photo by ziaRoberta

Sveglia alle sei. Colazione, ma ho lo stomaco chiuso (per l'orario, non per l'emozione) e mi limito a una tazza di caffè. Doccia. Fuori il cielo è limpido, bianco nella luce del primo sole. Io sono serena, forse non mi rendo conto, un po' ancora non riesco a staccare la mente dalle cose da fare, voglio godermi questo giorno, il nostro giorno, voglio godermi ogni istante. Forse stringo talmente le mani per non lasciarmelo sfuggire che rischio di restare senza niente in mano. (E a proposito di mani, vi ho mai detto che odio lo smalto? Continuo a mordicchiarmi l'unghia del pollice, solo per accorgermi ogni volta che non dovrei rovinare la manicure.)
Quando mi vesto i miei sono già svegli, intravedo mia mamma, mio papà è pronto per portarmi dalla parrucchiera. Mia sorella, già in piedi anche lei, dice: "Vi conviene uscire un po' in anticipo". Perché? Lo avrei scoperto uscendo: davanti alla porta di casa mi aspettava questo signore:
Photo by Scribacchina
e la macchina che avrei dovuto usare per andare dalla parrucchiera era completamente stravolta, piena di palloncini e oggetti vari e coperta di manifesti "Oggi sposi", frutto del lavoro notturno degli amici di cui sopra. Poi mi hanno raccontato di essere stati anche nel luogo dove dormiva lo sposo, al quale hanno fatto trovare un manifesto con formule matematiche sull'amore -- manifesto che però io non ho visto e nessuno ha pensato a fotografare. Inoltre hanno sigillato una macchina pensando fosse quella dei miei (al tempo, futuri) suoceri... ma hanno sbagliato macchina. Ad oggi, non so di chi fosse la macchina che è stata oggetto delle loro attenzioni. Comunque io e papà sistemiamo al volo la macchina, pensando "per fortuna la macchina della sposa è al sicuro nel box", e lui riesce ad accompagnarmi in tempo dalla parrucchiera.
Erano le sette, la città era deserta a parte i manifesti "oggi sposi", il salone della parrucchiera aperto solo per me, con la serranda a metà, il silenzio attorno ancora ovattato. Lei inizia a pettinarmi, a farmi le trecce e a riempirmi di gel e lacca e forcine perché l'acconciatura tenga tutto il giorno, e intanto mi ricorda quando da bambine giocavamo assieme, in quella che è ora la mia camera ma che da piccole era "la stanza dei giochi", sembra ieri, ed ecco che già ti sposi. Ultimi tocchi, intanto arrivano mia mamma e mia (al tempo, futura) suocera assieme all'altra parrucchiera... ma io non sono ancora pronta, pensavo che mi riportasse a casa mio papà quando veniva a portare loro! E adesso? Mica posso tornare a casa a piedi! Giro di telefonate, avverti papà di venirci a riprendere tutte tre, avverti mia zia di aprire alla truccatrice quando arriva, torno appena posso. Ultimi attimi di pace, nel salone siamo solo noi cinque, io aspetto e chiacchiero un po' mentre le parrucchiere finiscono di sistemare le due mamme, mi sento densa di anticipazione. Come sta lo sposo?, chiedo. "Eh, bene, come deve stare, nervoso". Immagino. Mi chiedo se abbia ricevuto il mio regalo, una copia del "Piccolo principe" con una dedica strappalacrime, mi chiedo se si sia già commosso. Chissà. Immagino di sì. [Il Correttore di bozze conferma.]
Alle otto e mezza le mamme sono pronte e riusciamo a trovare un passaggio fino a casa. Sono in ritardo di mezz'ora sull'orario concordato con la truccatrice. La casa però è splendida e pronta per gli ospiti.

Photo by ziaRoberta (mi piace perché si vede la luce bellissima che c'era quel giorno)
Da questo momento non capisco più niente, non mi rendo conto più di niente. Emozionata? Se lo sono, non me ne rendo conto. La truccatrice mi chiude in cucina e si mette al lavoro, dopo aver appeso fuori dalla porta il cartello "vietato entrare" (e io ripenso all'ennesimo progetto irrealizzato, i cartelli "Do not disturb" da appendere alla porta, con la scritta "Spazio riservato alla preparazione della sposa"). La finestra è aperta, entra un sole bellissimo e le voci delle persone che iniziano ad arrivare, prima i nonni, i miei genitori che vanno e vengono, i vicini di casa, gli amici venuti da lontano. Mia mamma prepara in giardino il piccolo buffet (mamma, ho fame, vorrei anch'io fermarmi al buffet, ma ormai mi sta truccando e non posso più), tutti vogliono entrare a salutarmi, ma la truccatrice è severissima: "Se ti vedono adesso ti ricorderanno così. Tu di qui non esci finché non abbiamo finito". Io però ho ancora una preoccupazione, non ho mandato nessuno a prendere il prete. Così quando sento zioLorenzo, una delle voci che avevo riconosciuto quella notte ("Evviva la sposa!" aveva gridato quella notte. Adesso invece, a seconda di chi vedeva: "Evviva la zia della sposa!" "Evviva la sorella della sposa!"), mi affaccio e gli chiedo se può occuparsene lui. Mancano solo 10 minuti all'arrivo del treno che porta fra' Bicicletta a Udine, e zioLorenzo deve ancora prepararsi, ma per fortuna mi dice di sì. Un pensiero in meno, mi riaffido alla truccatrice.
Continuo a sentire la gente che arriva e a ogni voce che riconosco mi intenerisco e sono un po' più felice, e sorrido un po' di più. Questa sarà la cosa che ricorderò di più di questo giorno: come ad ogni istante sorridevo un po' di più, come ad ogni istante la felicità cresceva ancora un po'. Questa è l'amica che si è prestata a farci il video, quando all'ultimo momento ci siamo trovati senza operatore. Questo è il cugino di mio papà, ci tenevo tanto che fosse presente. Questa è mia nonna, ho voglia di scendere e abbracciarla. Questa è la mia testimone, fatela entrare, ho bisogno di averla vicina in questo momento. Purtroppo, la truccatrice è inflessibile.

A parte: consiglio per futuri sposi n. 6
Non abbiate paura a imporre quello che volete.
Questo è il vostro giorno. Non lasciate che siano gli altri a comandarvi.
Se avete bisogno di un momento di pace, di un respiro più profondo,
se volete qualcuno vicino (o anche se c'è qualcuno che non volete vicino),
se state andando in panico ma vi pressano perché siete in ritardo...
Imponetevi. È il vostro giorno. Decidete voi come viverlo.
Decidete voi i vostri tempi.

Forse la cosa che rimpiango di più di quella mattina è di non essermi presa un momento per respirare. Non so bene cosa sia successo mentre io ero sotto i pennelli della truccatrice. Ricordo tanta confusione e la sensazione di essere in ritardo sui tempi. So che a un certo punto mi hanno detto che era arrivato il bouquet (per fortuna, pensavo non arrivasse più, iniziavo a temere che all'ultimo momento la fioraia avesse cambiato idea e deciso che non lo consegnava più a casa!), ho visto vari pacchi e qualcuno mi ha chiesto quale fosse da consegnare al B&B dello sposo, io ho fatto confusione con il numero di boutonniere e cercavo di contare quante ce ne fossero in ogni pacco, ma tanto nessuno mi ascoltava. So che nella confusione non ho visto il biglietto che mi informava che quel bouquet era un regalo. Non so chi abbia portato i fiori allo sposo, a questo punto avevo perso ogni controllo su quello che stava succedendo.
Photo by ziaRoberta

Avevo immaginato un po' più di calma, quella mattina, il tempo di una chiacchiera e un gesto d'affetto con mia mamma, con mie sorelle, con la mia testimone, il tempo di rivolgere la parola ai tanti parenti e amici. Invece corri corri, siamo in ritardo. La truccatrice controlla che non ci sia nessuno in giro e mi fa andare in camera. Ed ecco lì il mio abito. (La sera prima, dopo essere riuscita a cacciare il Correttore di bozze, ero andata un attimo giù, nella camera di mia nonna, dove era stato appeso, e mi ero emozionata a vederlo finalmente finito, appeso proprio lì, dove nonna non c'era più ma in qualche modo c'era ancora.) Mi accorgo che sto tremando, tra fretta ed emozione. Mi chiudo in bagno per mettere le calze e l'intimo e mi costringo a respirare e a calmarmi, consapevole che non devo rompere le calze, e miracolosamente restano intatte.
Poi la vestizione. C'è tanta gente, mia mamma, la testimone, le sorelle che vanno e vengono (ma caspita, non ho ancora finito di preparare la valigia né il kit di sopravvivenza, come farò?). E facciamo confusione, indosso il sottogonna, poi mi ricordo che la sarta aveva detto di infilare prima il vestito e solo dopo il sottogonna, ricominciamo. Sono vestita, ultimi dettagli, intanto arriva il fotografo e inizia a scherzare con me, è il momento degli accessori, gli orecchini di Fabi, dove sono le scarpe, il ciondolo me lo mette la truccatrice (e mi sarei accorta dopo la messa che era al contrario), mia sorella e la testimone si occupano del velo, io cerco di spiegare ma comunque non mi ascoltano (e nelle foto avrei visto che anche il velo, come temevo, era messo al contrario).
Sono pronta, sono felice, sono serena. Finalmente ho attorno le persone più care, mia mamma, le sorelle, la mia testimone. Il fotografo non smette un attimo di scattare e mi fa un servizio intero solo per uscire dalla camera. Tra uno scatto e l'altro riesco a dare le ultime indicazioni perché qualcuno finisca di preparare la mia valigia per la notte, intanto scendiamo e facciamo qualche foto in sala, poi il fotografo mi fa affacciare dal terrazzino e mi accoglie un applauso e quasi un boato, quando tutti mi vedono. Io sorrido un po' di più a ogni viso che vedo, vorrei fermare tutto per avere tempo di stare un po' con ciascuno di loro, dai vicini che mi hanno vista crescere ai parenti stretti e lontani, ai tanti amici, a fra' Bicicletta (sì, è arrivato, zioLorenzo l'ha trovato!).
Photo by Diadhuit
Foto, foto, è quasi ora di partire. Foto, foto, arriva una telefonata: il marito della mia testimone, che doveva andare a San Daniele per guidare gli ospiti fino alla chiesa, non si è ancora visto. Foto, foto, e un giro di telefonate per ritrovarlo. Foto, foto, anche questa è risolta. Foto, foto, la luce del sole è già troppo forte e non riesco a tenere gli occhi aperti. Poi il fotografo se ne va (per arrivare in chiesa dallo sposo prima di me) e ho tempo di salutare meglio tutti quelli che sono lì, e mi commuovo a vedere tutte quelle persone raccolte attorno a me, che sono lì per me.
E si parte!
Photo by ziaRoberta
Ve l'ho mai detto che a cinque giorni dal matrimonio il Correttore di bozze e io non avevamo ancora scelto l'autista? Alla fine la scelta di ziaRoberta è stata perfetta (nonostante tutti facessero battute al proposito): era la persona giusta per mettere a nostro agio me e mio papà per quell'ora di viaggio fino alla chiesa. Un'ora strana, bella, in cui ci siamo rilassati un po', abbiamo chiacchierato, ci siamo un po' commossi. Attorno a noi nelle altre macchine scorgiamo vari invitati, alcuni già visti a casa, altri che vedo ora per la prima volta, magari dopo tantissimo tempo. Anche chi non ci conosce, al vedere la macchina decorata ci saluta suonando il clacson. Io saluto di rimando. Intanto riesco a seguire sul cellulare gli ultimi sviluppi, assicurandomi che gli invitati da San Daniele abbiano trovato la strada, e mi raggiunge un messaggio di auguri di un'altra amica lontana (grazie, Pappina!), che quando le rispondo si stupisce del fatto che io sia cellulare-dotata anche in un frangente simile.
Però il cellulare (che io avevo con me semplicemente per assicurarmi che lo sposo fosse arrivato in chiesa, prima di arrivarci io) si rivela essenziale. A un certo punto vediamo due macchine ferme in corsia di emergenza e qualche minuto dopo ziaRoberta esclama: "Ma quello era il tuo Testimone E.!". Panico: che cosa ci fa il mio testimone fermo in corsia di emergenza? E ormai è troppo tardi per fermarci, ed è quasi ora di arrivare in chiesa. Provo a telefonargli, ma non risponde. Provo a telefonare alla persona che era in macchina con lui... e mi risponde la mia Testimone C.: "Non preoccuparti, è tutto a posto". Non preoccuparti? Se mi spiegassero le cose sarebbe più facile... Comunque poi mi avrebbero spiegato che la macchina dove viaggiava la Testimone C. era rimasta senza benzina, così il Testimone E. si era fermato a recuperarla.
Il viaggio continua, le montagne sono splendide nella luce del sole, è davvero una giornata regalataci dall'alto.
Photo by mio zio
Sono quasi le 11, arriviamo alla base dell'ultima salita che porta alla chiesa. Qui, in uno slargo della strada, ci fermiamo per lasciare passare tutti gli invitati e i miei testimoni. Qui troviamo un amico di mio papà, un signore gentilissimo che mi conosce da tanti anni e che si è gentilmente prestato a fare servizio d'ordine per il nostro arrivo e la nostra partenza dalla chiesa, dato che quell'ultima curva è brutta e potrebbe essere necessario fermare le auto provenienti in senso opposto. Anche lui mi saluta un po' commosso. Io lo ringrazio e aspetto il segnale che è ora di salire.
Ecco, è il momento. Spengo il cellulare e lo lascio in macchina. Saliamo le ultime curve, arriviamo davanti alla chiesa. Un respiro. Scendo dalla macchina e la mia Testimone C. è lì, pronta a sistemarmi il vestito prima degli ultimi passi che mi porteranno da quello che ancora per poco potrò chiamare "fidanzato".
Photo by mio zio
Mio papà mi sorride, mi dà il braccio. Lentamente, lentamente. Gli ultimi passi. Saliamo le scale, che sembrano non finire più. E siamo sulla soglia della chiesa. Sulla soglia del matrimonio. Sorrido. Respiro.

3 commenti:

  1. Devo ancora finire di leggere, ma intanto una nota: fra' Bicicletta è stato trovato grazie al fatto che una sorella tutta vestita e pettinata e truccata da cerimonia è andata con zioLorenzo in stazione a cercarlo... Mi sembrava di essere in un film, si sono tutti girati a guardarmi!

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  2. Ecco, ancora scopro retroscena del mio matrimonio che non conoscevo...

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