giovedì 3 febbraio 2011

Fino alla luna e ritorno: ricevi questo anello...

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Respiro. Sorrido. Stringo il braccio di mio padre. È il momento.
Il coro inizia a cantare. So che non potevamo scegliere un'altra canzone come marcia nuziale, perché è questo che sarà il nostro matrimonio per noi: il Signore ci ha dato tutto, ci ha dato il creato, ha dato me al Correttore di bozze e lui a me, e al Signore vogliamo offrire il nostro amore, la nostra unione, perché sia segno della Sua presenza.
Photo by mio zio
Lentamente, papà e io iniziamo a percorrere la navata. Il Correttore di bozze mi aspetta là, ai piedi dell'altare, e in questo momento odio profondamente la mia poca vista: non riesco a cogliere la sua espressione quando mi vede, non riesco a guardarlo negli occhi mentre vado verso di lui. Così all'inizio mi guardo intorno, guardo tutte le persone che sono lì per noi, accenno qualche saluto con lo sguardo alle persone che più mi riempiono di gioia (anche se so che la sposa non dovrebbe salutare nessuno), sono felice della luce che c'è e dell'affetto nell'aria, dopo aver tanto temuto di essere soli quel giorno.
Poi finalmente riesco a vederlo bene. Il Correttore di bozze ha un sorriso che non gli ho mai visto prima, un sorriso di serenità e felicità, il sorriso di chi sa che è il momento giusto, che tutto è perfetto e che tutto sarà bello d'ora in poi. E anche io mi sento così: felice, serena e soprattutto al sicuro. La navata che ci era sempre sembrata lunghissima finisce in un lampo e mi ritrovo lì, davanti al sorriso del Correttore di bozze. Mi avvicino e gli do un bacio sulla guancia, poi mio papà lo saluta e tutti prendiamo posto.
Inizia la Messa e iniziano i segni, quei segni che il Correttore di bozze e io abbiamo scelto uno per uno come elementi di questo giorno che ci unisce. Il primo è affidato ai nostri genitori, che salgono all'altare ad accendere una candela e ce la consegnano, a rappresentare quella fede che da loro abbiamo ricevuto e che ora, prima di celebrare il matrimonio, ricordiamo come base imprescindibile della nostra unione.
Dettaglio di foto

Poi è il momento delle letture, che abbiamo voluto affidare a coppie di sposi che ci sono di esempio. I primi a salire sull'altare sono Testimone C. e suo marito, sposi novelli che festeggiano oggi una settimana di matrimonio:
In quel tempo - oracolo del Signore - io sarò Dio per tutte le famiglie d'Israele ed esse saranno il mio popolo. Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore -, nei quali con la casa d'Israele e con la casa di Giuda concluderò un'alleanza nuova.
Poi è il turno di una coppia di amici sposata da molti anni, che si alterna a leggere un salmo di lode:
Ogni vivente dia lode al Signore. Alleluia.
Infine è il Testimone L. a leggere la seconda lettura. All'ultimo momento, sua moglie (forse per timidezza, o chissà perché) non lo accompagna. Legge:
Detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell'ospitalità.
Il Vangelo, naturalmente, spetta a fra' Bicicletta:
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre.
Le parole risuonano dentro di me: ci abbiamo messo così tanto a sceglierle, tanta attenzione e tanto impegno! Una nuova alleanza, una lode, un segno di ospitalità, apertura e amore... tutto riassunto in quella Provvidenza che ci ha fatto incontrare. Stringo la mano del Correttore di bozze e ascolto la predica di fra' Bicicletta, che ci fa ridere, ci fa riflettere e trabocca di affetto.
Foto by ziaRoberta

Devo ammettere che non sono completamente presente. Una parte della mia mente continua a girare a mille  attorno all'organizzazione: mi chiedo se sia tutto a posto, controllo che ognuno si muova come previsto, mi preoccupo delle offerte per i due sacerdoti (previste, sì, ma delle quali quel giorno ci eravamo dimenticati), allungo lo sguardo per vedere se i doni dell'offertorio sono al loro posto. Ma soprattutto, durante la Messa vivo una sensazione strana, come se tutto questo non stesse accadendo davvero, come se fosse solo una prova generale - e più tardi il Correttore di bozze mi avrebbe detto che la stessa sensazione avvolgeva anche lui. Forse perché l'abbiamo tanto aspettato, questo momento, l'abbiamo tanto desiderato, non ci sembra vero che sia finalmente arrivato, ci sentiamo avvolti da un senso di irrealtà.

 
Come sopra, fate partire il video. 

E così arriva il momento cruciale. Il Correttore di bozze e io ci alziamo e usciamo dal nostro banco, ciascuno dal suo lato, e raggiungiamo il sacerdote davanti all'altare, trovandoci uno di fronte all'altra. Anche questo era un dettaglio a cui tenevo molto (forse influenzata dalle tante foto di matrimoni americani o forse semplicemente perché volevo guardare il mio sposo dritto negli occhi): essere uno di fronte all'altra durante il rito, non uno accanto all'altra, per vivere quel momento occhi negli occhi, dicendo all'altro "tu sei il mio mondo, tu sei il mio impegno, tu sei il mio sì per la vita".
Foto by ziaRoberta

Durante la predica mi ero fatta prendere dal panico perché mi ero accorta all'improvviso che le parole del rito, quelle parole che sapevo a memoria da anni e che potevo recitare anche all'indietro per quanto le sentivo mie... mi erano sfuggite, non me le ricordavo più! E così, complice quel senso di irrealtà, di prova generale, lascio che fra' Bicicletta mi metta sotto gli occhi il libretto e leggo. Altrettanto fa, prima di me, il Correttore di bozze, anche se so che ha passato la notte e la mattina (mentre era dal barbiere) a imparare le formule a memoria. Entrambi, per paura di sbagliare, leggiamo, con lo sguardo che si alterna tra il foglietto e gli occhi dell'altro.
Io, Correttore di bozze, accolgo te, Scribacchina, come mia sposa...
Io, Scribacchina, accolgo te, Correttore di bozze, come mio sposo...
Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre,
nella gioia e nel dolore,
nella salute e nella malattia,
e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.
Anche se con un po' di incertezza, anche se con gli occhi al foglietto, mi gusto quelle parole: io ti accolgo, come mio sposo, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita... Sorrido al Correttore di bozze e con il cuore ripeto quelle parole, ancora e ancora, mentre il sacerdote accoglie e ufficializza il nostro consenso. Siamo sposi, siamo marito e moglie! Guardo il mio sposo, ha gli occhi lucidi e un sorriso infinito. E anche io.

Foto by ziaRoberta

Poi è il momento dello scambio degli anelli. Abbiamo due "portatori dell'anello", i miei due cuginetti, che arrivano tenendosi per mano, ognuno portando un vasetto di roselline al quale è stata legata una fede. Visto che non c'è un banco dove appoggiare i vasetti, i bambini si fermano lì, tra me e il Correttore di bozze, mentre ci scambiamo gli anelli, e sorrido alla presenza di questi bambini nel momento in cui il Correttore di bozze e io ci uniamo per sempre. Di nuovo guardo il foglietto prima di pronunciare la formula, e di nuovo il mio cuore ripete quelle parole all'infinito:
Scribacchina, ricevi questo anello...
Correttore di bozze, ricevi questo anello,
segno del mio amore e della mia fedeltà.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Il coro inizia a cantare. È il primo canto che abbiamo scelto, quello che sapevamo che ci sarebbe stato ancora prima di decidere di sposarci. È un canto che il coro ha dovuto imparare per noi, ma il risultato è ottimo. Mentre cantano, il Correttore di bozze e io rimaniamo lì, a guardarci negli occhi e a tenerci per mano, gustando il sapore del sacramento appena ricevuto, con le preghiere e l'affetto di tutti i presenti ad avvolgerci come una nube. Poi mi avvicino, lo bacio sulla guancia e gli sussurro che possiamo tornare al posto. Il Correttore di bozze, ormai mio marito, mi offre il braccio, gira attorno a me e mi riaccompagna mentre torniamo a sederci.
Foto by ziaRoberta

La Messa continua e continuano i segni. All'offertorio le mie sorelle e mio cognato portano all'altare un cesto con i doni che vogliamo offrire al Signore in ringraziamento: la conchiglia del cammino di Santiago, perché restiamo pellegrini sulle Sue vie; le chiavi della nostra casa, perché sia sempre aperta a Lui e ai fratelli; e un paio di scarpette da neonato, presenza dei figli che il Signore vorrà donarci.
Il Correttore di bozze e io dovremmo portare all'altare il pane e il vino, ma non ci sono, sono già stati portati. Torniamo indietro a mani vuote. Ormai però non mi preoccupo più dei contrattempi. Mi sento come se tutti i miei sensi fossero all'erta, noto ogni cosa, come il fotografo che canta (in quel momento ho saputo che non avremmo potuto fare scelta migliore), la mano della mia testimone che mi sistema il velo, il volto di mia mamma quando la saluto allo scambio della pace. E soprattutto stringo sempre la mano del Correttore di bozze, come a non volerla lasciare più, come a non volermi allontanare da lui nemmeno di un millimetro. E lui fa altrettanto con me. È straordinario, a ripensarci ora, quanto quel giorno ogni nostro gesto fosse specchio dell'altro.
Foto by ziaRoberta

Senza che me ne accorga, la Messa arriva al termine. C'è un'altra benedizione, prima. C'è il momento della comunione, che per concessione straordinaria il Correttore di bozze e io possiamo ricevere l'uno dall'altra, perché da oggi saremo segno della presenza di Dio l'uno per l'altra. C'è la firma dei registri, mentre il coro canta alla Madonna un canto che ci riporta con la mente in Portogallo (e infatti fra' Bicicletta è l'unico ad unirsi al canto).
E appena la Messa finisce c'è un'altra cosa. So che tutti verranno a farci gli auguri e che dobbiamo essere rapidi, perciò afferro la mano del Correttore di bozze e prima che qualcuno ci si possa avvicinare lo trascino correndo verso il coro. Quest'ultima canzone l'ho scelta io, la prima volta che l'ho sentita ho saputo che esprimeva perfettamente il senso di gratitudine e letizia per avere il Correttore di bozze nella mia vita, e che avrebbe espresso perfettamente anche i sentimenti che avrei provato il giorno del matrimonio. E voglio andare lì, in mezzo al mio coro, e cantarla a squarciagola assieme a mio marito (A MIO MARITO!), cantarla ridendo e anche un po' piangendo forse, cantare la mia gratitudine e la mia letizia. (E no, non ho pianto. Quel giorno ho solo sorriso. Tanto.) Così si conclude la Messa delle nostre nozze. Così:
 
Ancora una parte di colonna sonora. Buon ascolto!

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