mercoledì 15 febbraio 2012

Arranjo (*)

Io non amo molto la festa di San Valentino... però non dico di no a:
  1. un'occasione in più per dire ti amo e dare un bacio a mio marito;
  2. un pretesto per decorare casa (magari, per ora sogno soltanto: e infatti abbiamo ancora in giro le decorazioni di Natale);
  3. una scusa come un'altra per interrompere una dieta (mai iniziata) e preparare qualcosa di buono per cena (peccato che ieri fossi in palestra, così non ho potuto fare niente di particolare e anche per dolce ci siamo limitati a un cioccolatino); e soprattutto
  4. un'opportunità per il romanticismo del Correttore di bozze di venire allo scoperto, portandomi a casa tre rose rosse?
Ma il motivo per cui ve lo racconto non è tanto lodare mio marito (che non c'è bisogno che lo scriva qui quando e quanto è dolce e romantico), quanto notare che il regalare fiori in Portogallo è molto diverso che in Italia.
Come diverso, chiederete. Fiori sono fiori, no? Beh, sì e no. Intanto i negozi di fioristi: la maggior parte delle cose che hanno a disposizione sono composizioni di fiori di stoffa, molto ben fatti ma finti, oppure piante in vaso, a cui nel periodo del ballo di gala si affiancano bouquet di fiori di carta (!) nei colori delle varie facoltà. Fiori sciolti? Sì, ci sono, ben nascosti in un armadio o in un cassetto (non scherzo), ognuno con un fil di ferro infilato nel gambo per impedirgli qualsiasi cedimento. L'atmosfera è più quella di un negozio di arredamento, tutto bianco e pulitissimo, non si respira niente di vivo e non ci sono assolutamente profumi.
Poi, le composizioni. Quelle che vendono qui più che mazzi di fiori sembrano oggetti di design. Bellissimi sì, ma mi viene sempre il dubbio se i fiori siano veri o finti. Stoffe e fil di ferro colorato trasformano i fiori in una composizione dalle linee geometriche rigidissime, ai fiori si accosta sempre un oggettino decorativo, e i petali vengono impreziositi da una spolverata di brillantini. Il cellophane con cui ricoprono tutto in Italia? Scordatevelo. Così come potete scordarvi la necessità di reggere il bouquet a testa in giù per tutto il tempo in cui non sta in acqua.
Ora non vorrei che il Correttore di bozze pensasse che non ho apprezzato il suo regalo, quindi urge una precisazione: a me queste composizioni piacciono. Come dicevo prima sono oggetti di design e sono davvero belli. Sono solo molto diversi dall'idea mentale che mi faccio quando penso "mazzo di fiori".

(Devo andare a comprare un vaso: con tutto quel fil di ferro, non ho potuto usare le bottiglie che usiamo di solito come portafiori, perché la bocca era troppo stretta... Chissà se oggi si trovano tutte le cose di San Valentino in offerta scontatissima?)
_____________
(*) arranjo è il termine che si usa per indicare un "mazzo", no, più propriamente una "composizione" di fiori. Il fiorista ti chiederà se vuoi um arranjo, parola che però di per sé non ha nessun riferimento ai fiori. Il bouquet invece si chiama ramo (e tipicamente i fioristi scrivono in vetrina che sono disponibili a comporre ramos de noiva, bouquet da sposa). Ramo però, secondo il mio dizionario, vuol dire anche un sacco di altre cose, tra cui "ramo", con tutti i suoi significati in italiano, e "taverna", nel senso di luogo in cui si vende/si beve vino, ancora in riferimento alla vecchissima usanza di indicare questi luoghi appendendo un ramo (nello specifico, di alloro) alla porta. E in riferimento alla stessa tradizione, il portoghese usa un proverbio: numa porta se põe o ramo e noutra se vende o vinho, che significa attribuire a una persona quello che ha fatto qualcun altro (mi pare che ci sia un proverbio corrispondente in italiano, ma in questo momento non me lo ricordo).

Nessun commento:

Posta un commento