Con un po' di ritardo, vi racconto di quella volta in cui il pronto soccorso è toccato a me. E nel caso vi venga il dubbio: no, non sono caduta apposta per entrare oltre la porta del pronto soccorso e potervi raccontare il seguito.
Tralasciando la trafila iniziale che vi ho già raccontato, entro (accompagnata dal Correttore di bozze) dalla famigerata porta, spiego a un primo dottore quanto è successo e dove/come/quando mi fa male la schiena, ricevo il mio bravo braccialettino codice giallo e vengo inoltrata a una seconda sala d'aspetto, dove noto che in effetti tutti i pazienti sembrano essere codice giallo.
Cinque minuti dopo vengo chiamata, assieme a un'altra paziente, e un'infermiera ci indica dove andare:
Dopo forse un'ora iniziano ad arrivare alla spicciolata gli studenti ed entrano nella stanza del secondo dottore (quello della privacy) che finalmente mi richiama, mi fa entrare, mi fa raggiungere la zona lettino-tenda-gruppo di 20 studenti e mi dice:
Dopo tutto questo, io rimango con il dubbio di avere una vertebra spostata o forse di dovermi aspettare chissà quali problemi neurologici in futuro... (Dopo la fine della visita ha lasciato spazio alle domande degli studenti. Arrivati alla domanda "ma se la vertebra dovesse essersi spostata, cosa si fa?" il dottore ha guardato la mia faccia e deve essersi reso conto che non avrei dovuto sentire tutte quelle cose, perché mi ha fatto uscire. Così sono rimasta con la curiosità: cosa si fa nel caso una vertebra si sia spostata? Forse per scoprirlo dovrei provare a cadere di nuovo...)
| Photo credits: USP Hospitales on Flickr |
Cinque minuti dopo vengo chiamata, assieme a un'altra paziente, e un'infermiera ci indica dove andare:
Allora, passate questa porta, girate a sinistra, arrivate in fondo al corridoio, poi a destra, ancora fino in fondo, poi a sinistra e un po' più avanti vedrete una zona con delle sedie: fermatevi lì.Arrivati a questa terza sala d'aspetto, aspettiamo ancora, poi un secondo dottore mi chiama sulla porta di una stanza che contiene varie cose tra cui anche una zona con lettino e tenda che sembra pensata apposta per le visite. Solo che non mi fa entrare, mi tiene sulla porta e mi chiede di nuovo (davanti a tutti) qual è il problema. Io spiego e, arrivata al punto in cui devo indicargli il punto in cui mi fa male, lui pensa che sia meglio darmi un po' di privacy, perciò... mi fa nascondere dietro la porta!
(come dire, servirebbe una mappa o un esploratore esperto... ma secondo me cercano di ridursi il lavoro trasformando i pazienti in dispersi!)
OK, ti mando a fare i raggi. Segui questo infermiere.E infatti senza guida chi troverebbe la strada? Il punto è che la macchina per le radiografie del pronto soccorso è fuori uso e bisogna andare fino in reparto. Lì l'infermiere mi lascia e io aspetto in un corridoio in fondo al quale ci sarebbe un'uscita di emergenza, se non fosse chiusa da una fila di sedie. Entro, mi fanno i raggi (consenso informato? e che cos'è? nessuno mi ha chiesto neanche se fossi incinta!), mi dicono di uscire e aspettare un po'. Quando esco c'è di nuovo l'infermiere.
Lui: Hai fatto? Bene, andiamoCosì torno alla terza sala d'aspetto (per un'altra strada -- perché nel frattempo avevano iniziato dei lavori in corridoio e bisognava fare un giro diverso, e mentre aspettavo poi ho visto un'infinità di infermiere e medici provare a passare e dover chiedere spiegazioni sulla strada alternativa) e in effetti questa volta aspetto... e aspetto... e aspetto...
Io: Ma veramente, mi hanno detto di aspettare
Lui: Bah, andiamo!
Dopo forse un'ora iniziano ad arrivare alla spicciolata gli studenti ed entrano nella stanza del secondo dottore (quello della privacy) che finalmente mi richiama, mi fa entrare, mi fa raggiungere la zona lettino-tenda-gruppo di 20 studenti e mi dice:
Ecco -- se non lo sa -- questo è un ospedale universitario, per cui la faccio visitare da questi studenti.E mi lascia in balia dei 20 che mi rifanno tutte le solite domande, età, peso, cos'è successo, come/dove/quando/perché. Poi interviene di nuovo il dottore:
Visto che la signora ha già aspettato tanto, continuo io (e fa il riassunto di tutto ancora una volta). Allora in questo caso le radiografie non mostrano niente di rotto. Forse potrebbe esserci una vertebra spostata (poi si rivolge a me e aggiunge:) ma non credo. Credo che sia solo una botta. Potrebbe avere dolori per qualche settimana (A loro:) Bisogna sempre avvertire il paziente che potrebbe avere dolore per settimane, o per mesi... (A me:) ... o per qualche mese, ma non si preoccupi. Ha avuto problemi a urinare? (A loro, senza aspettare la risposta:) Chiediamo anche questo perché possono esserci tutta una serie di problemi anche neurologici e fisici che dipendono da questo.E avanti di questo passo, illustrando agli studenti gli scenari più tragici, senza pensare a tranquillizzarmi. Poi decide che è ora di visitarmi e mi chiede di girarmi e di spogliarmi in modo che possano vedere (e tastare) la mia schiena alla ricerca di eventuali fratture...
Dopo tutto questo, io rimango con il dubbio di avere una vertebra spostata o forse di dovermi aspettare chissà quali problemi neurologici in futuro... (Dopo la fine della visita ha lasciato spazio alle domande degli studenti. Arrivati alla domanda "ma se la vertebra dovesse essersi spostata, cosa si fa?" il dottore ha guardato la mia faccia e deve essersi reso conto che non avrei dovuto sentire tutte quelle cose, perché mi ha fatto uscire. Così sono rimasta con la curiosità: cosa si fa nel caso una vertebra si sia spostata? Forse per scoprirlo dovrei provare a cadere di nuovo...)
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