Qualche mese addietro, trovandosi ad avere bisogno di un medico in un giorno festivo, il Correttore di bozze ha fatto esperienza per la prima volta del pronto soccorso -- e per non lasciarlo solo l'ho accompagnato.
Arriviamo all'accettazione. Tre sportelli affiancati, tre impiegate di mezz'età, niente fila e alle nostre spalle un maxi-schermo televisivo che trasmette, senza audio, uno di quei programmi strappalacrime del pomeriggio. Le tre impiegate guardano fisso lo schermo, commentano tra loro, e anche mentre prendono i documenti del Correttore di bozze e lo registrano nel sistema continuano a non prestarci alcuna attenzione, ma a fissare lo schermo e a chiacchierare tra di loro.
In assenza di alcuna indicazione (o forse ce le hanno date, camuffate da commenti sul programma TV?), andiamo a cercare la sala d'aspetto. Che sarebbe lì, accanto agli sportelli, ma il passaggio è stato chiuso con dei paraventi di plastica. Bisogna fare tutto un giro sulla destra, ma quando ci proviamo un energumeno della sicurezza ci fa cenno di non passare... o almeno così sembra: noi ci voltiamo e andiamo a cercare un passaggio verso sinistra, lui ci insegue... e alla fine capiamo che ci stava dicendo di passare di lì!
Finalmente in sala d'aspetto, quando il Correttore di bozze viene chiamato mi lascia in consegna tutto: giacca, documenti, cellulare, soldi... Quando dalla stessa porta vedo uscire una signora anziana, inizio a chiedermi che fine abbia fatto mio marito. Quando poi vedo che le altre persone entrano accompagnate (e non escono più) mi viene il dubbio di aver fatto un errore non entrando con lui. Ormai però non posso far altro che aspettare qui, dove tornerà alla fine a cercarmi, giusto?
Sbagliato. Passata un'oretta, una dottoressa si accorge che sono ferma lì da troppo tempo:
Ovviamente a questo punto non sono più tanto tranquilla e continuo a tenere d'occhio la porta da cui sono entrata, nella speranza di vedere qualcuno a cui chiedere informazioni, oppure direttamente il Correttore di bozze. E per fortuna: un paio d'ore dopo, lo vedo passare, di corsa, e lui senza indicazioni neanche si accorge che lì c'è la sala d'aspetto. Lo raggiungo e capisco perché è "di corsa": per uscire dal pronto soccorso deve pagare, altrimenti non lo lasciano andare! E lui aveva lasciato tutto a me e non sapeva più dove trovarmi!
In effetti era uscito da dove eravamo entrati e mi aveva cercato nella sala d'aspetto iniziale...
| Photo credits: Tomas Fano on Flickr |
In assenza di alcuna indicazione (o forse ce le hanno date, camuffate da commenti sul programma TV?), andiamo a cercare la sala d'aspetto. Che sarebbe lì, accanto agli sportelli, ma il passaggio è stato chiuso con dei paraventi di plastica. Bisogna fare tutto un giro sulla destra, ma quando ci proviamo un energumeno della sicurezza ci fa cenno di non passare... o almeno così sembra: noi ci voltiamo e andiamo a cercare un passaggio verso sinistra, lui ci insegue... e alla fine capiamo che ci stava dicendo di passare di lì!
Finalmente in sala d'aspetto, quando il Correttore di bozze viene chiamato mi lascia in consegna tutto: giacca, documenti, cellulare, soldi... Quando dalla stessa porta vedo uscire una signora anziana, inizio a chiedermi che fine abbia fatto mio marito. Quando poi vedo che le altre persone entrano accompagnate (e non escono più) mi viene il dubbio di aver fatto un errore non entrando con lui. Ormai però non posso far altro che aspettare qui, dove tornerà alla fine a cercarmi, giusto?
Sbagliato. Passata un'oretta, una dottoressa si accorge che sono ferma lì da troppo tempo:
Dottoressa: Sta aspettando qualcosa?"Di là", capisco, sarebbe la sala d'aspetto per i parenti e gli accompagnatori, mentre quella dove sono è solo un punto di passaggio prima di entrare alla visita. Quando vado a cercare questa sala d'aspetto nella direzione indicata, mi trovo davanti solo un muro. Devo chiedere a tre persone (incluso l'energumeno della sicurezza che risponde solo a grugniti) prima di scoprire che per accedere alla sala d'aspetto bisogna uscire dal palazzo, fare il giro per fuori e rientrare. La sala è isolata da tutto, con solo una porta da cui teoricamente uscirebbero i pazienti (ma da cui non vedo uscire nessuno per tutto il tempo in cui ci rimango), senza una persona a cui chiedere informazioni; ma non c'è da preoccuparsi: ben due TV maxi-schermo mute ci garantiscono l'informazione in tempo reale su tutti i casi strappalacrime del Portogallo.
Io: Mio marito è entrato lì e non è ancora uscito, sto aspettando che torni.
Dottoressa: Ah, ma non uscirà di qui. Vada ad aspettare di là.
(Io penso: di là dove, scusa?)
Io: Ma lui sa che sono qui, tornerà a cercarmi qui, se andassi di là non mi troverebbe più.
Dottoressa: No, no, vada di là, uscirà di là.
Ovviamente a questo punto non sono più tanto tranquilla e continuo a tenere d'occhio la porta da cui sono entrata, nella speranza di vedere qualcuno a cui chiedere informazioni, oppure direttamente il Correttore di bozze. E per fortuna: un paio d'ore dopo, lo vedo passare, di corsa, e lui senza indicazioni neanche si accorge che lì c'è la sala d'aspetto. Lo raggiungo e capisco perché è "di corsa": per uscire dal pronto soccorso deve pagare, altrimenti non lo lasciano andare! E lui aveva lasciato tutto a me e non sapeva più dove trovarmi!
In effetti era uscito da dove eravamo entrati e mi aveva cercato nella sala d'aspetto iniziale...
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