Ieri al mare (ma avrebbe potuto essere ovunque), seduti al tavolino di un bar. Al tavolo affianco un'allegra famigliola. Il bambino, 4 anni circa, fa la peste tra i tavoli con un monopattino di plastica. E, a 4 anni circa, succhia senza pausa un ciuccio.
Quando il monopattino si rompe, lo porta al papà perché glielo aggiusti. Il papà gli chiede in cambio un bacino sulla guancia. Il bambino si avvicina e senza toglierselo di bocca tocca la guancia del papà con il ciuccio.
La cosa grave? Al papà sembra normale così.
Circa un anno fa, il Correttore di bozze e io ci siamo iscritti a una campagna dell'azienda trasporti interurbani, in pratica facendo una carta avremmo diritto a sconti in alcuni giorni della settimana. Finora però non abbiamo potuto verificare se la cosa funzioni o meno, perché la carta in sé ci è arrivata non più di due mesi fa, dopo il nostro ultimo viaggio. Adesso è il momento della verità e forti delle nostre schedine nuove di zecca andiamo a comprare i biglietti per la partenza.
L'impiegato allo sportello ci dice che sì, che non c'è problema, che possiamo fare i biglietti e che avremo lo sconto. Yuppi! Fin qui tutto bene! Inserisce i nostri dati sul computer.
Poi inizia. Si gratta la testa, sbuffa, riprova a inserire i dati. Sbuffa, riprova. Sbuffa, riprova. Si sposta su un secondo computer. Riprova. Sta andando in panico. Si sposta su un terzo computer, poi su un quarto. Una ragazza in coda dietro di noi, con la corriera già in partenza, prova ad attirare la sua attenzione per farsi fare il biglietto, ma lui non la degna di uno sguardo. Computer dopo computer, prova dopo prova, grattata di testa dopo grattata di testa e sbuffo dopo sbuffo, l'impiegato torna al posto di partenza. Rimescola le carte, ci guarda sperso.
Poi, finalmente, il miracolo: i biglietti si stampano.
Ci allontaniamo dallo sportello con l'agognato premio in mano quando il Correttore di bozze si accorge che c'è qualcosa che non va: i codici sui biglietti non coincidono con quelli sulle nostre carte. I biglietti sono stati emessi a nome di due emeriti sconosciuti.
Torniamo allo sportello e l'impiegato spiega, candidamente:
Quando il monopattino si rompe, lo porta al papà perché glielo aggiusti. Il papà gli chiede in cambio un bacino sulla guancia. Il bambino si avvicina e senza toglierselo di bocca tocca la guancia del papà con il ciuccio.
La cosa grave? Al papà sembra normale così.
| Photo credits: ^Javier Bravo^ on Flickr |
Dopo un racconto del genere potrei salutarvi così, ma visto che anche noi siamo in partenza per le ferie e che per un po' dovrete fare a meno della dose settimanale di stranezze portoghesi (eh sì, è dura, lo so...) ve ne racconto un'altra...
Circa un anno fa, il Correttore di bozze e io ci siamo iscritti a una campagna dell'azienda trasporti interurbani, in pratica facendo una carta avremmo diritto a sconti in alcuni giorni della settimana. Finora però non abbiamo potuto verificare se la cosa funzioni o meno, perché la carta in sé ci è arrivata non più di due mesi fa, dopo il nostro ultimo viaggio. Adesso è il momento della verità e forti delle nostre schedine nuove di zecca andiamo a comprare i biglietti per la partenza.
L'impiegato allo sportello ci dice che sì, che non c'è problema, che possiamo fare i biglietti e che avremo lo sconto. Yuppi! Fin qui tutto bene! Inserisce i nostri dati sul computer.
Poi inizia. Si gratta la testa, sbuffa, riprova a inserire i dati. Sbuffa, riprova. Sbuffa, riprova. Si sposta su un secondo computer. Riprova. Sta andando in panico. Si sposta su un terzo computer, poi su un quarto. Una ragazza in coda dietro di noi, con la corriera già in partenza, prova ad attirare la sua attenzione per farsi fare il biglietto, ma lui non la degna di uno sguardo. Computer dopo computer, prova dopo prova, grattata di testa dopo grattata di testa e sbuffo dopo sbuffo, l'impiegato torna al posto di partenza. Rimescola le carte, ci guarda sperso.
Poi, finalmente, il miracolo: i biglietti si stampano.
Ci allontaniamo dallo sportello con l'agognato premio in mano quando il Correttore di bozze si accorge che c'è qualcosa che non va: i codici sui biglietti non coincidono con quelli sulle nostre carte. I biglietti sono stati emessi a nome di due emeriti sconosciuti.
Torniamo allo sportello e l'impiegato spiega, candidamente:
Il sistema non accettava il vostro codice, ho inserito dei codici a caso.Quindi viaggerò a nome di una certa Maria Luisa Santos Melos. O qualcosa del genere... (Speriamo che non ci fermi nessuno...)
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