Lasciare la casa vecchia è stato difficile, tanto per le cose accumulate (il Correttore di bozze non credeva ai suoi occhi, quando si è reso conto di quante cose si possono accumulare in un monolocale) quanto per le emozioni accumulate. Abbiamo vissuto tante emozioni tra quelle quattro mura. Per un certo tempo avevamo pensato che saremmo stati sposi, tra quelle quattro mura. Invece no, sposi saremo altrove, il nostro nido sarà altrove, e sarà bellissimo. Ciò non toglie che lasciare quella casa sia stato difficile. Ecco la casa appena prima dell'ultimo saluto:
Mi viene da pensare che la vita sia fatta di questo, un accumulare e mettere da parte emozioni su emozioni. Ciò che distingue una casa da un nido è questo, le emozioni e le sensazioni che si accumulano come una patina sugli oggetti, trasformandoli da oggetti inanimati insimboli di ciò che siamo, di ciò che amiamo, di ciò che viviamo, vogliamo, sogniamo, speriamo.
Ecco allora come ho iniziato a trasformare la casa nuova in un nido:
Il fiorellino azzurro,
regalo del Correttore di bozze a pochi giorni dal mio arrivo a Coimbra,
ha preso posto abbarbicato alla testiera del letto.
Sopra il letto, la magia che produce l'arcobaleno
(e sempre ci incantiamo a guardarlo)
arriva dritta dall'Irlanda.
Nell'armadio, tra le tazze spaiate ma che sono del tutto nostre,
fanno capolino i bicchieri "Lui&Lei",
regalo di nozze ricevuto prima ancora che si sapesse delle nostre nozze.
Il resto verrà col tempo, e questo sarà davvero il nostro nido.







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