mercoledì 24 marzo 2010

Immobiliare portoghese

Casa dolce casa
(Credits: foto trovata su internet, se qualcuno ne conosce il copyright me lo faccia sapere, grazie!)

Come qualcuno di voi già sa, A. ed io stiamo cercando casa a Coimbra. E anche in questo caso le stranezze non mancano.
A noi la casa serve a partire da agosto/settembre, ma abbiamo già iniziato la ricerca per non doverci accontentare della prima cosa che capita. Subito il primo problema: in Portogallo non concepiscono l'idea di prepararsi con così tanto anticipo, anzi, di prepararsi in anticipo. Quando un contratto di affitto finisce, il padrone aspetta che gli inquilini escano, poi mette l'appartamento sul mercato e lo affitta al primo che lo chiede. Così, niente resta sul mercato per più di due o tre giorni, neanche in tempo di crisi, e comunque non si può programmare niente in anticipo. Vabbè, riprenderemo la ricerca a giugno, quando gli appartamenti di studenti inizieranno a svuotarsi.
Ma non è finita. Abbiamo contattato finora diverse agenzie, che non ci hanno mostrato molto. Abbiamo anche pubblicato un annuncio nostro e finora l'unico a contattarci è stato un altro agente immobiliare. Da tempo A. cerca di incontrarlo per parlarci di persona, ma fino ad ora lui si è limitato a contatti telefonici e a sommergere l'indirizzo di A. con ogni genere di spam. Sembrava però che avesse degli appartamenti da mostrarci, per cui gli avevamo chiesto di organizzarci queste visite nei due giorni che io ero a Coimbra, giovedì e venerdì. Il buon Seu Imobiliário ha pensato bene di non farsi più sentire fino a giovedì pomeriggio alle 18, quando ci ha chiamati e ha deciso che poteva organizzare gli incontri quella sera stessa. Il dialogo è stato più o meno su questi toni:
Seu: Posso mostrarvi l'appartamento oggi pomeriggio, va bene?
A.: Uhm, va bene, ci troviamo lì in agenzia?
Seu: Beh, no, non sono in agenzia, possiamo vederci direttamente all'appartamento?
(Io: ma scusa, e noi come lo troviamo l'appartamento?!!)
A.: No, eh, non sappiamo...
Seu: Perché vi do l'indirizzo
A.: Ma non conosciamo bene la città...
Seu: Allora ci troviamo alla rotonda di Nomedettotroppoveloceperchénoicapissimo
A.: Ehm...
(Io: Ma secondo te ci possiamo fidare di questo? Non abbiamo nessuna prova che sia quello che dice di essere...)
Seu: Poi vi porto io...
A.: Ehm...
Alla fine l'abbiamo convinto a trovarci all'agenzia ("Volete venire in macchina con me o mi seguite con la vostra?" -- Io, in italiano, ad A.: "No, no, andiamo con la nostra, io mica mi fido, questo chissà dove ci porta...") e siamo partiti da lì.
Dopo un po' di giri e rigiri ("A., ma tu hai capito dove siamo?" "No, io sono impegnato a seguirlo... L'abbiamo perso? Ah, no, eccolo... Ma perché non usa le frecce?") suona il cellulare, rispondo io:
Seu: Peço imensa desculpa, chiedo perdono, infinitamente perdono, mi dispiace tanto... Ho sbagliato strada, ma adesso giriamo dall'altra parte e arriviamo...
Io: Va bene, non c'è problema, noi ti seguiamo
Seu: Mi dispiace, mi dispiace davvero tanto... (E va avanti per tipo cinque minuti a ripetere che pegava imensa desculpa)
Alla fine arriviamo a una urbanização, uno di quei quartieri nati come sviluppo urbanistico unitario (Commento di A.: "Ma perché abbiamo preso la superstrada? Qui siamo a due passi dalla stazione..." e poi "Ma certo, per i portoghesi è un'onta usare le strade normali, ecco perché ci ha chiamati per chiedere scusa!") e vediamo che la macchina del Seu rallenta, entra in un parcheggio privato, ne riesce, mette la freccia e accosta, riparte, entra in un altro parcheggio, rallenta ancora, inizia la manovra per il parcheggio ma poi va avanti... Dopo un po' diventa evidente che non sa quale sia il palazzo, che sta cercando di leggere i numeri sulle porte oppure sta cercando il cartello "affittasi" della sua agenzia. Dopo aver attraversato così tutta l'urbanização per due volte, si ferma, noi anche, e scendiamo dalla macchina.
Seu: Non capisco, l'appartamento è nel palazzo 22 e qui ho visto solo fino all'11. Proviamo a passare in mezzo a piedi, l'ingresso deve essere sul retro. Ah, tenete gli occhi aperti, magari vediamo il cartello dell'agenzia...
(come volevasi dimostrare)
E iniziamo a inerpicarci per queste scalette tra i palazzi, fermando la gente che esce di casa per chiedere dove sia il palazzo 22. La gente (ovviamente) ci guarda strano, risponde che non sa niente, finché il Seu ha la brillante idea di chiedere:
Seu: Ma questa è l'urbanização XY, giusto?
Tizio in macchina: No, questa no, questa è la YZ.
Seu: Davvero??!! E allora dov'è la XY?
Tizio in macchina: Vede quel monte là in fondo, quei palazzi in cima? Ecco è là.
Ovviamente il Seu ricomincia a pegare imensa desculpa, ma l'unica cosa da fare è scendere fino alla macchina e farsi altri 10 minuti di strada. Intanto sono tipo le 20 ed è buio, così non capiamo assolutamente in che zona della città siamo. Arrivati a destinazione si ripete la storia della ricerca del palazzo giusto, anche qui fermando la gente per strada. Finalmente lo troviamo, entriamo e iniziamo la visita: palazzo bello, nuovo, saliamo al primo piano ed entriamo nell'appartamento. L'elettricità è staccata e il Seu inizia ad armeggiare sul quadro elettrico facendosi luce con il cellulare. Dopo innumerevoli tentativi ci rinuncia, pega ancora una volta imensa desculpa e ci mostra l'appartamento... alla luce del cellulare! In cucina riesce ad aprire la serranda, per cui entra un po' di luce dalla strada (Seu: "L'appartamento non è arredato, ma come vedete la cucina è a posto, ci sono tutti gli elettrodomestici, il forno, la lavastoviglie..." A.: "Scusa, non vedo il frigo..." Seu: "No, il frigo non c'è"), ma arrivati al momento di uscire non riesce più a chiuderla, per cui ci fa uscire sulle scale e ci dà due questionari da compilare mentre lui armeggia. Un quarto d'ora dopo ci rinuncia e mentre lui chiude l'appartamento noi scappiamo a gambe levate.
Non fraintendetemi, l'appartamento sembrava carino e costava pure poco... ma cercare casa in Portogallo è un'esperienza...

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