mercoledì 10 dicembre 2008

Posso? ... Pode!

È cominciato così il mio primo viaggio in Portogallo, il primo cioè da quando ho deciso di partire. Una domanda che pensavo di fare in italiano, a delle italiane, e che invece mi sono trovata a fare in portoghese, a due portoghesi. "Posso (sedermi qui)?" "Pode." Sì, può. E anche se il mio viaggio non prometteva troppo bene, visto che la neve era tornata ad apparire sulle montagne dopo innumerevoli anni, quella risposta era un buon auspicio. "Pode." Puoi. Si può fare, perché andrà tutto bene.

Così appariva il mondo da Coimbra, con cieli freddi e montagne innevate
(photo credit: leorolim on Flickr)


Poi mi ha accolto una Coimbra vestita a festa, dove mi sono abbuffata di libri in portoghese, di sole fresco, di conversazioni ascoltate di nascosto per mettere alla prova la mia capacità di capire (risposta: no, non capisco), di annunci interessanti a cui non ho mai risposto, della mia coscienza di non avere (e del desiderio e della necessità di sviluppare) la giusta faccia tosta per creare contatti con le persone attorno a me, e anche, naturalmente, di dolci creme d'uovo.


"Buone feste" dicono le luci natalizie della città sul Mondego
(photo credit: Jason's Travel Photography on Flickr)

Una passeggiata sulle vie del centro e A. mi ha riportato a bere l'amendoa amarga, questa volta in un posto ancora più incredibile: il Café Santa Cruz, con le sue volte, le vetrate e ancora le strutture di legno dei confessionali della chiesa che un tempo era al suo posto (peccato esserci persi, solo per un giorno, la musica in quell'acustica straordinaria). E in un pomeriggio di sole abbiamo visitato il giardino degli innamorati di Coimbra, il Penedo da Saudade.

Un'immagine suggestiva del Penedo da Saudade, la pineta della nostalgia
(Photo credit: Carmo Costa on Panoramio)

Tornerò, Coimbra, tornerò presto.

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